L’Angelo fu mandato da Dio. E dove? L’Evangelista ci dà, in qualche modo, le coordinate della vocazione di Maria per capire a quali condizioni sboccia il “si”, a quali condizioni matura l’“Eccomi!”.

L’Angelo fu mandato da Dio nella Galilea. Ma la Galilea era una regione disprezzata. Veniva chiamata addirittura la “Galilea delle genti”, perché aveva perso in qualche modo la sua identità. A Gerusalemme si ritenevano i perfetti, i custodi della vera tradizione. I Galilei erano disprezzati.

Pensate che quando Nicodemo tentò di difendere Gesù prima della Passione e disse: «Non si può condannare una persona se prima non la ascoltiamo», gli scribi e i farisei gli risposero: «Ma come? Studia bene. Studia la Scrittura e vedrai che nessun profeta sorge dalla Galilea».

Non avevano capito nulla, pur conoscendo la Scrittura. L’avevano letta male. E quando avevano detto a Natanaele: «Abbiamo trovato il Messia, è Gesù di Nazareth», lui stesso aveva risposto: «Che cosa di buono può venire da Nazareth?».

L’Angelo viene mandato nella Galilea, a Nazareth, cioè nel “Terreno dell’umiltà”. Ed è nel terreno dell’umiltà che sboccia la vocazione di Maria. La grandezza di Maria sta nella grandezza della Sua umiltà. Maria non pesava di orgoglio, per questo la Sua libertà si aprì spontaneamente al Signore, meravigliosamente al Signore. Ogni misura di orgoglio che abbiamo dentro di noi, impedisce l’apertura della nostra libertà, impedisce la lealtà del “si” e dell’ “Eccomi!”.

L’Angelo entra nella casa di Maria e porta il suo messaggio. Le parole riferite dall’Evangelista Luca, che traducono sicuramente il racconto di Maria, sono quasi intraducibili: Chaire, ossia Giosci!

Era un invito che nella Sacra Scrittura era sempre collegato agli annunci messianici: «Gioisci, esulta Gerusalemme! Gioisci, esulta, Figlia di Sion!». Maria sa che quella parola è gravida di significato. «Gioisci, esulta! Kecharitomene!» … Tu, che sei stata riempita di bellezza! Tu, che sei stata riempita di grazia! Il Signore è con Te, cioè stai per ricevere una grande missione! Noi ci saremmo aspettati a questo punto un salto di gioia da parte di Maria. Invece Maria, riferisce l’Evangelista, «fu turbata» per questa parola. Il verbo, in greco, ha un significato molto forte, vuol dire: «fu sconvolta, fu impressionata, fu turbata da questa parola!» E perché? Non era una parola di gioia? «Gioisci, Tu che sei riempita di bellezza! Gioisci, Tu che sei stata riempita di grazia!».

Perché Maria fu turbata?

È il turbamento degli umili. Il turbamento dello stupore. È il turbamento delle persone che si sentono sproporzionate davanti ai grandi disegni di Dio. E, paradossalmente, proprio perché Maria era sproporzionata, era degna della chiamata. Perché sentendosi piccola, Maria si aggrappava. Sentendosi piccola, Maria si consegnava. Sentendosi piccola, non costruiva su sé stessa. E fu capace di dire al Signore: Eccomi!: ecco la serva, avvenga di me secondo la Tua parola! E in queste parole di Maria c’era tutta la sincerità del Suo cuore.

Anche noi, talvolta, diciamo: Eccomi! Ma non è vero.

Anche noi, talvolta, diciamo: Eccomi! Ma con delle restrizioni.

Anche noi diciamo: Eccomi! Ma mettiamo dei limiti.

L’Eccomi di Maria è un Eccomi totalmente leale. Senza anse, senza pieghe. È un Eccomi limpido: Maria si consegna. E, notate: appena Maria dice l’Eccomi sente il bisogno di correre a servire. Del resto aveva detto:

«Eccomi, sono la serva …».

Chi accoglie Dio nel cuore, chi si apre al Signore, sente bruciare dentro di sé il fuoco della Carità. E Maria va da Elisabetta. Andò in tutta fretta, quasi correndo. Andò da Elisabetta per vivere la Carità. E vivendo la Carità, Maria risente la chiamata del Signore, risente la voce del Signore, riprende il filo della vocazione.

Perché, notiamo bene, appena l’Angelo raccolse il “si” di Maria, se ne andò da Lei e Maria si ritrovò nella casa di sempre, nella povertà di sempre, nell’umiltà di sempre, custode unica di un segreto che avrebbe fatto tremare chiunque.

Maria prende la via della Carità e vivendo la via della Carità ritrova il filo della vocazione. Allora Elisabetta può dire: «Appena ho sentito il tuo saluto, il bambino ha fatto un salto nel mio grembo e beata te …». Che ci aspetteremmo? Perché sei stata scelta per essere la Madre del Signore! No, non è questa la beatitudine di Maria. «Beata te, perché hai creduto». Ed è dentro questa fede, dentro l’umiltà della fede che Dio costruisce la maternità messianica, che Dio costruisce il prodigio della presenza del Figlio di Dio dentro la storia.

Stasera questa pagina è consegnata a noi. Questa pagina la stiamo vivendo noi, ognuno nella sua singolarità, nella sua particolarità. Però anche a noi giunge un annuncio: Dio sta bussando anche alla porta della

nostra libertà. Dio voglia che il nostro Eccomi, si avvicini il più possibile a quello di Maria!

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